La vera storia della Repubblica delle Banane. 1954: la CIA in Guatemala

Por Alessandra Riccio

Francesco Serino è un grossetano, eroico libraio indipendente e storico per formazione e per passione. Quest’anno ha pubblicato con Mursia un’attenta ricostruzione degli eventi che, nel 1954, hanno condotto all’esilio il Presidente Arbenz e instaurato in Guatemala autoritarismo e caos che durano ancora oggi. Un lavoro accurato il suo che mette in luce, attraverso una documentazione meticolosa, il mix infernale prodotto dalla complicità “fra pubblico e privato nel reciproco interesse economico”. Complicità che spiega, ai giorni nostri, il caso Brasile con l’impecheament di Dilma e quello argentino con il successo di Macri.

Nel caso del Guatemala colpisce, addolora, ferisce, constatare fino a che punto gli interessi economici della statunitense United Fruit Company e la paura del comunismo alle porte di casa, abbiano indotto il governo degli Stati Uniti e il suo braccio cospirativo, la CIA (legata alla compagnia bananiera anche dalla parentela fra il capo della CIA e il grande azionista dell’UFC, i fratelli Dulles) a sostenere, finanziare, organizzare un settore della destra guatemalteca insofferente alle politiche progressiste che da un decennio, prima con Arévalo e poi con Arbenz, tentavano di portare il paese su un cammino di progresso con appena un lieve sentore di sinistra.

La United Fruit Company (Mamita Yunai per i centroamericani), oggi nota con il marchio Chiquita, si stabilisce in Guatemala nel 1924 per produrre un frutto reclamizzato in patria come miracoloso contro la celiachia: la banana. Le sue piantagioni crescono a dismisura, con il permesso dei governi di turno, porti e ferrovie sono a servizio di quella frutta preziosa a cui vengono sacrificati i diritti dei lavoratori e usurpati i diritti dei cittadini ai quali vengono espropriati, in pratica, territori, mezzi di comunicazione e sovranità.

In venti anni la Compagnia è ormai “el pulpo”, secondo una felice espressione di Miguel Angel Asturias, premio Nobel per la letteratura, protetta e favorita particolarmente durante i 14 anni del governo di Ubico. Una Rivoluzione liberale, nel 1944, mentre gli Stati Uniti sono distratti dal loro intervento nella Seconda Guerra Mondiale, conduce all’elezione del liberale Arévalo, un “socialista spirituale” che piaceva a tutte le classi bianche.

Sono anni in cui alla comunità indigena, di gran lunga maggioranza nel paese, viene negata dignità e presenza: cinquemila individui vengono sottoposti ad una sperimentazione degli Stati Uniti per studiare gli effetti della penicillina sulla gonorrea.

Alla scadenza del mandato di Arévalo nel 1951, gli succede il capitano Jacobo Arbenz, di 37 anni un politico giovane impegnato a sviluppare un’economia di tipo nazionale a partire dall’agricoltura. Per far questo, integra nel suo governo il sindacato contadino e il minoritario Partido Guatemalteco del Trabajo (PGT), riuscendo a varare la Legge di Riforma Agraria nel 1954.

Il PGT, un partito comunista, era stato clandestino fino al 1952, aveva meno di 4.000 iscritti su una popolazione di tre milioni di abitanti, eppure la sua compartecipazione nel governo di Arbenz mette in allarme l’America maccartista e i suoi servizi segreti abituati a spadroneggiare nelle ambasciate latinoamericane. Fin dal 1952 il Presidente statunitense Truman aveva approvato un golpe organizzato dalla CIA, ed è il Segretario di Stato J. Foster Dulles a premere sul pedale della sicurezza nazionale e del pericolo comunista nel cuore delle Americhe; dopo il varo della legge agraria, il golpe non è più rimandabile.

Scoppia nelle strade del paese, la capitale viene bombardata, Ernesto Guevara, insieme ad altri rivoluzionari latinoamericani, spera che Arbenz distribuisca le armi al popolo, il Presidente evita ulteriori spargimenti di sangue, si arrende, viene umiliato, fatto spogliare davanti alle macchine fotografiche e mandato in un esilio/persecuzione che lo ha visto ramingo fra America ed Europa. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, lo svedese Hammarskjöld protesta invano per questo golpe organizzato, sostenuto, pagato, armato dalla CIA il cui direttore si chiama Allen Foster Dulles!

Nei miei anni di Cuba ho incontrato spesso Guillermo Toriello, all’epoca prima ambasciatore a Washington e poi coraggioso e battagliero Ministro degli Esteri. Ha vissuto tutto il suo lungo esilio nell’isola della Rivoluzione dove ancora vive parte della sua famiglia. Lo ricordo sempre pronto a dare testimonianza, a intervenire, ad accusare l’imperialismo, a denunciare l’ingerenza degli Stati Uniti non solo in Centroamerica, ma in tutto il subcontinente.

E’ poi sorta, potente, la voce di Rigoberta Menchú per dare la sua testimonianza di india, per raccontare quello che Miguel Angel Asturias aveva messo in pagina come grande metafora simbolica della cultura di un piccolo paese centroamericano dove un potere crudele ha inventato la tecnica delle desapariciones, una delle più perfide forme di instaurazione del regime del terrore, dove donne, uomini, sacerdoti sono stati assassinati e dove la guerriglia si è disarmata dopo una lunga, estenuante, inutile resistenza.

*Mursia, Milano 2017, pp. 179, € 16.00.

Nostramerica 

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