Tutta colpa di Eva?

Por Monica Manicardi

53. E’ il triste numero raggiunto dall’inizio dell’anno fino ad oggi che sta ad indicare la quantità di femminicidi effettuati in Italia. Un giorno su tre, purtroppo, muore una donna uccisa da un uomo che frequentemente è il marito, il compagno, il fidanzato, un ex lasciato. Ma possono essere anche i fratelli, i padri, gli amici. Il mese scorso sono state uccise tre donne in sole 48 ore. Chi per gelosia, chi per possesso, chi per la religione, chi per condizioni culturali arretrate o integrate da sempre, le donne vengono uccise in modi diversi. Insomma, questo è il triste bilancio di una società patriarcale.

E non si tratta solo di evidenziare questo grave problema nel proprio paese, ma è un fenomeno che si estende in tutti i paesi del mondo, è un fenomeno comune che riguarda la supremazia dell’uomo sulla donna. In Italia si sono costituiti centri di antiviolenza per assistere le donne che subiscono violenze o minacce da uomini, ma purtroppo solo una piccola parte ha il coraggio di denunciare, ed è nel meridione dove si registra la più alta percentuale di femminicidi.

Una triste verità è che ci sono violenze di serie A e di serie B. Mi spiego: se una donna viene stuprata o uccisa, la maggior parte delle persone si indegna se ad effettuarle sono degli stranieri, allora in questo caso si grida “morte allo straniero, …che torni a casa sua, …da quando ci sono loro c’è più delinquenza…”. Al contrario, se sono nostri connazionali, la gravità del fenomeno è diversa, si cerca di comprendere tale comportamento: “ma l’uccisione da parte degli italiani sono diverse. Sono le nostre donne..”.

Esiste ancora la mentalità che se una donna viene stuprata o uccisa è perché se l’è cercata, una donna che si veste con la gonna corta o una maglia scollata, trasparente, è sinonimo di istigazione alla violenza. Ogni minino dettaglio è fondamentale e giustificato per essere preda di un’aggressione.
Essere donna è il ruolo più difficile da vivere, un ruolo che nel tempo ha subito trasformazioni, tali da rendere la donna costantemente al centro delle proprie lotte sociali per potersi guadagnare con rispetto la propria dignità, ciò che dovrebbe appartenerle di diritto in quanto essere umano pensante. La storia è un motore culturale e sociale fondamentale per capire l’evoluzione della società mondiale.
Ogni popolo aveva, ed ha tuttora, la propria concezione di come doveva, e come deve essere, il ruolo delle donne: ad esempio nelle società primitive esse avevano una funzione molto importante all’interno del gruppo nomade, erano fondamentali per la sopravvivenza; in altre epoche erano talmente rispettate da ottenere una grande libertà e considerazione.

Nei secoli che trascorrono, in base allo sviluppo sociale, la condizione delle donne cambia.
Ci fu un periodo in cui la distanza dall’uomo fu notevole, cioè quando erano considerate esseri inferiori a causa delle religioni, le quali imposero il marchio della debolezza e della sottomissione all’uomo in tutto il percorso della loro vita. Sono convinta che le religioni abbiano avuto un ruolo fondamentale nella non-evoluzione, non-emancipazione femminile, dato che le varie credenze, miti, leggende o libri sacri, hanno “inculcato” (con le loro verità?) l’indifferenza totale della vita sociale delle donne, annullando in loro, qualsiasi forma di pensiero, di azione, di decisione. L’esempio di Eva, come di Pandora nella mitologia greca, ha proprio rappresentato questo, la saggezza, la sapienza, la conoscenza, le cui rappresentazioni non potevano essere il prodotto della superiorità su tutto.
Fortunatamente la forma di ribellione, intesa come il raggiungimento di autonomia delle donne, si è trasformato nel corso dei secoli approdando a vari successi grazie a manifestazioni di protesta, alla nascita del femminismo, alle lotti sociali e alla concessione al diritto del voto nel 1869, che in Italia avvenne nel 1946.

Nonostante i numerosi successi ottenuti, ci sono ancora nel nostro secolo, tante porte da aprire nelle quali sono nascoste le condizioni di donne che purtroppo vivono nel buio, che sono costrette a subire violenze domestiche, che sono discriminate sul posto di lavoro, che sono vittime dell’infibulazione, che non possono ricevere un’istruzione, e che sono costrette a prostituirsi.
Ci sono poi da aprire, i cervelli dei maschi , educarli fin da piccoli che non sono padroni del mondo, che non comandano la donna, che non sono per forza i “capo famiglia”, che la femmina non è inferiore a loro. Devono imparare a rispettarle!
Ci vuole un cambiamento culturale…, svegliatevi uomini!

La lotta delle donne, purtroppo, non è ancora finito.

 

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